Trekking al Campo Base dell’Annapurna, quota 4.200 metri

Questa camminata è stata decisa un po’ per scherzo un po’ per metterci alla prova e così ci siamo allenati tutta l’estate sulle nostre montagne (vedi sezione “Trekking”).

Verso Gandruck

Dopo vari studi e richieste alle varie agenzie di Kathmandu ci affidiamo alla Langtang Ri Trekking.
Il trekking si svolgerà in 7 giorni, avremmo una guida, un portatore e saremo solo noi dueingiro. Ci troviamo qualche giorno prima della partenza con Pamfa, la proprietaria dell’agenzia a Kathmandu e definiamo le ultime cose. Purtroppo il tempo non è dei migliori quindi il trekking viene spostato di qualche giorno; ci ritroveremo con Suman, questo il nome della guida, a Pokhara alle 7 della mattina del giorno fissato per la partenza ed un taxi ci accompagnerà verso Nayapul quota 1.000 metri, per arrivare al Campo Base dell’Annapurna I,quota 4.200. Eravamo molto emozionati ed avevamo anche un po’ di timore ad arrivare a quote così elevate, ma tutto è andato bene ed è stata una delle esperienze più forti ed incredibili della nostra vita; il diario è stato scritto giorno per giorno quindi riporteremo le memorie scritte tali e quali.

18 OTTOBRE_C

Pausa pranzo, verso Gandruck
Siamo definitivamente nell’Himalaya! Partiti ore 7.00 dall’ Hotel,un’ora e mezza di auto per arrivare a Nayapul e poi via verso Gandruck. Meteo ottimo, tanto sole, afa e caldo. Camminata tranquilla per metà, guida simpatica e non invadente;
portatore di 17 anni che non parla una parola d’inglese e fuma sigarette. Suman ci dice che sette giorni sono pochi per fare il nostro tragitto, ce ne vorrebbero dieci,vediamo, se non ci riusciamo facciamo qualche giorno in più. Da metà camminata iniziano gli scalini, non ci piace! Non ci rendiamo conto di non essere abituati a fare scalini e partiamo troppo veloci,io non ce la faccio. La guida propone ancora 20 minuti e poi pranzare: accettiamo. Mangiamo un buon riso con verdure e dei buoni noodles; ripartiamo e dopo tanti scalini ed un po’ di pioggerellina arriviamo a Ghandruck, quota 2.000 metri. Qualche problema a trovare il porter, intanto Suman ci porta nella nostra camera, semplice ma pulita.
In lontananza si vede qualche gigante, sarà l’Annapurna? Non capiamo, le montagne sono ancora troppo coperte dalle nuvole. Ci dicono che siamo fortunati, oggi primo giorno di sole dopo giorni e giorni di pioggia. Oggi 5 ore di camminata, 1.000 metri di dislivello in su. Ora siamo a bere un tè coi biscotti,poi giretto del villaggio e visita al museo tradizionale.
19 OTTOBRE_ C

Preparazione per la pioggia

Da oggi amiamo gli scalini! Scriviamo da Chomrong e piove. Partiti ore 8 da Ghandruck con il sole; dai 2.000 metri torniamo ai 1.700, pranziamo e sotto una fitta pioggia ripartiamoArriviamo a quota 2.200 belli zuppi, tanti scalini e ripido il giusto;

Verso Chomrong
abbiamo preso il passo, Suman, io ed Enzo in fila, sorpassiamo tutti e non ci ferma più nessuno; siamo tutt’uno con il cammino, a volte neanche pensi a nulla, solo a camminare; a volte pensi a tante cose, e ti viene in mente dove sei, quindi, come dice di Enzo, devi solo guardarti attorno e ti torna la forza. Ritorniamo a quota 2.100,cioè la nostra destinazione di oggi, Chomrong.

 

Oggi 5 ore di cammino, 300 metri dislivello giù,500 metri su,100 metri giù.
20 OTTOBRE _ C

Verso Hilamaya Hotel

Siamo nell’Himalaya! Siamo proprio nel villaggio dal nome Hilamaya Hotel e qui la situazione è a dir poco surreale! Ma partiamo da stamattina. Stanotte è stata brutta ed interminabile. Mangiato ieri sera patate lesse, zuppa di pomodoro e dalbhat. L’avessimo mai fatto! Dalbhat, riso con delle ciotoline di lenticchie e altre salsette strane, una in particolare a me non piaceva, ad Enzo si (ne ha mangiato due di ciotoline), risultato: dissenteria.

Pausa ristoratrice

Tutta la notte in bagno, Enzo molto male, ha preso dissenten, io solo mal di pancia, insomma, non abbiamo dormito un cavolo e ci siamo svegliati stanchi. Abbiamo parlato con Suman della situazione, ma dato il dalbhat ce lo aveva suggerito lui ed è il piatto nazionale nepalese, figurarsi se dava la colpa a quello; ha dato la colpa ai noodles del pranzo oppure all’acqua (dato la depuriamo con le gocce di cloro e quindi la prendiamo dal rubinetto del bagno), ma non importa. Partiti ore 7.30, le montagne ancora si nascondono, da 2.100 siamo tornati a 1.700 metri,solo e soltanto scalini, tragitto lungo e faticoso. Fermati a metà strada per pranzo,Enzo riso bianco e chapati io riso con verdure,peccato fosse stato piccante,non mi andava giù anche se di solito il piccante io lo mangio; ripartiti con la pioggia e molto stanchi arriviamo ore 14.00 nel villaggio di Himalaya Hotel, quota 2.900 metri. 6 ore, 400 metri dislivello in giù, 1.200 metri in su.

Hilamaya Hotel
Eravamo davvero stanchi,solo la voglia di arrivare ci ha fatto desistere; questi sali e scendi ci spaccano le gambe. Ora fa freddo e piove, siamo dentro ad uno stanzone con la tavola ricoperta da una coperta nella parte sotto per non far freddo ai piedi,non c’è luce e non c’è il riscaldamento,un tè caldo in questo momento fa davvero miracoli. Sembra di stare in un documentario, con qualcuno che filma da qualche parte, ma tutto è reale e non ci sono telecamere; inizia a grandinare, parliamo con degli olandesi; nel tratto del giorno dopo nevica, quindi pericolo valanghe. E no eh! Parliamo con Suman: non abbiamo vestiti caldi per stare nella neve e c’è anche il problema del fiato corto andando a quote elevate, io sono un po’ agitata, ma lui ci rassicura; siete forti,sorpassate tutti, domani strada facendo vediamo il sentiero,non preoccupatevi per i problemi di domani. Ha ragione.
Un giro di perlustrazione dopo la tempesta

E’ ora di cena, accendono la luce e pure il fornello da mettere sotto la tavola per fare caldo. Ma io mangio poco, penso solo a domani. Sono le 18.30, andiamo a dormire, non c’è luce in camera e fa pure freddo, meno male abbiamo un letto doppio stasera, almeno con il calore di due corpi vicini ci facciamo un po’ di tiepido.

Dueingiro e Suman, dietro, “i giganti”
21 OTTOBRE_ E

Dopo una notte lunga e tempestosa, giapponesi che russano e parlano nel sonno (eh si,eravamo in camera con altre quattro signore), siamo partiti per il Campo Base del Machapuchare (MBC), dai 2.900 metri ai 3.700 metri in 4 ore, camminata semplice, gran parte in sentiero,senza scalini, un po’ di fiato corto, ma appena ci fermavamo il fiato ritornava normale; giornata splendida, c’è il sole.

Verso Campo Base Machapuchare
Ora siamo al campo base, pranzo e poi relax in terrazza. Nel pomeriggio, Chiara ha tentato di insegnarmi a giocare a scala 40 (mancavano carte) e ho vinto io! Poi ha tentato di fare un castello con le carte e tutti i giapponesi intenti a guardarla !

 

Per la cena ordiniamo zuppa di pomodoro, patate lesse ed un uovo sodo, troppo poco e neanche tanto buono. E’ appena finita la cena, ancora quindici minuti poi si va a letto, e domani?!

Il nostro semplice ma accogliente alloggio

 

22 OTTOBRE_ C

E domani?! Sveglia ore 4, dormito poco per l’adrenalina dell’arrivo alla nostra meta: il Campo Base dell’Annapurna I (ABC).

ore 4.00 AM- Verso l’Annapurna I (sullo sfondo)
Usciamo dalla camera, c’è buio ma il cielo è limpido e ci sono un’infinità di stelle, c’è un scenario da lasciarci a bocca aperta; la luna è ancora alta e illumina le montagne che diventano di un bianco candido, siamo proprio in mezzo a questo scenario da cartolina; arriva Suman con un tè caldo, facciamo qualche foto e partiamo con la pila in testa; la luna ci mostra la strada quindi spegniamo la pila, situazione incredibile, non sembra neanche di averla vissuta.
ore 6.00 AM-Campo Base Annapurna

Abbiamo il fiato corto ed un leggero mal di testa siamo quasi arrivati ai 4.000 metri, e mentre il cielo pian piano si schiarisce in neanche due ore arriviamo a quota 4.200, siamo i primi a salire. Il fiato è corto, ma l’adrenalina è troppa, arriviamo in cima alla collinetta dove ci sono bandierine di preghiera e si gode un’ottima visuale dell’anfiteatro dell’Annapurna.

Annapurna I sullo sfondo
L’anfiteatro è formato da 7 monti tutti sopra i 7.000 metri, L’annapurna I è il più alto, 8.090 metri ed è il decimo monte più alto al mondo. Insieme al  K2 (che si trova tra il Pakistan e la Cina) sono ritenute le montagne più pericolose al mondo perché ci sono i maggiori numeri di incidenti mortali per arrivare in cima.

Facciamo un po’ di foto, la luce del sole si inizia a vedere, la luna è ancora visibile è uno spettacolo unico e la fatica qui non si sente più. Qualche bacio e abbraccio e torniamo al Campo Base del Machapuchare, facciamo un’abbondante colazione e si riparte ritornando a Sinuwa, quota 2.000 metri.

Si ritorna a valle

Oggi abbiamo camminato 10 ore, 400 metri di dislivello su, 2.100 metri di dislivello in giù, siamo sfiniti,non sentiamo più le ginocchia e le gambe sono a pezzi, ma ci siamo riusciti.

Il duro lavoro dei portatori
23 OTTOBRE_ C

Finalmente siamo riusciti a dormire bene. la colazione con il pane gurung è stata ottima, ma siamo stanchi e la camminata di oggi è stata lenta, ad ogni passo sentiamo la fatica e le ginocchia fanno male.

Arriviamo a Khimu,ordiniamo il pranzo e Suman decide di fare un’oretta di fuori programma facendoci percorrere una
lunghissima scalinata fino ad arrivare ad HotSpring, le terme all’aria aperta: hanno trovato dell’acqua sulfurea calda vicino alle rive di un grande fiume, ci hanno costruito una piscina e la gente al ritorno della camminata pagando poche rupie può entrare e rilassarsi per mezz’ora; quindi piccola pausa relax.

Suman, dueingiro ed il portatore

 

Le terme all’aria aperta di Hot Spring
Torniamo a Khimu per pranzo e poi lentamente arriviamo a Jhinu, un villaggio molto piccolo, ma bene gestito e hanno pure la doccia con l’acqua calda. Questa è la nostra ultima notte nell’Himalaya, chiacchieriamo con Suman e ci scambiamo i contatti. Oggi abbiamo camminato 8 ore.
24 OTTOBRE_C

Pane gurung, ottima frittella dolce
Super colazione con pane gurung e marmellata, ultime 3 orette di camminata con i piedi ormai gonfi e siamo a Nayapul.
Un taxi ci riporta a Pokhara, diamo la mancia al portatore e a Suman, ci salutiamo caldamente, li ringraziamo per il loro prezioso aiuto e amicizia e speriamo un giorno di poterli rivedere.

Campi di riso

 

Escursionista coreano incontrato lungo il cammino

La nostra esperienza è stata più che positiva. La scelta di avere una guida ed un porter è stata prodigiosa, sia per una questione logistica ma anche per avvicinarsi alla popolazione nepalese. Suman non è stato solo una guida; ha una vera a propria passione per il suo lavoro e ama la montagna, è stato un supporto che ha fatto la differenza ed è diventato per noi un amico e speriamo di incontrarlo un giorno e di riuscire ad organizzare un altro trekking con lui.

L’imponente catena dell’ Annapurna
La camminata che abbiamo fatto è stata molto faticosa ed impegnativa ma assolutamente fattibile per chi allenato, il trekking nell’Annapurna regala dei paesaggi da mozzare il fiato, la popolazione è ospitale e sempre pronta a fare due chiacchiere con lo straniero. Di questa esperienza non dimenticheremo mai i paesaggi da cartolina che abbiamo visto e le riscoperte che ogni giorno provavamo per le semplici cose come fare una doccia o mangiare una zuppa calda. Le montagne nepalesi sono uno di quei posti dove non diremmo mai addio, ma arrivederci.
Namaste

Se vuoi continuare a sapere come è continuato il nostro viaggio dopo il trekking, clicca qui 

6 thoughts on “Trekking al Campo Base dell’Annapurna, quota 4.200 metri

  1. Ma questa è un'Avventura di quelle con la A maiuscola!!! Caspita, sono stata con voi, tra freddo, gelo, scalini e scalini e fiato corto. Quel bagno nell'acqua sulfurea deve esservi sembrato una sosta in Paradiso…. Questo è uno di quei racconti, scritti in maniera così diretta e sincera, che tornerò a rileggerlo e a riguardare le foto meravigliose.

    1. Grazie, che bel pensiero! Hai detto bene, è stata un'avventura unica e irripetibile, faticosa ma che ti rimane nel cuore. L'acqua sulfurea era davvero come stare in paradiso :-D!

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