L’irraggiunta Cima Bocche

Era deciso: andavamo a fare trekking in Nepaldovevamo arrivare ai 4.000 metri, dovevamo allenarci seriamente.

Durante la permanenza nell’ Agordino, ci eravamo promessi di andare a camminare nel Passo Vallès; è un Passo molto freddo, dove transitano poche automobili, in due occasioni abbiamo visto sul ciglio della strada dei cervi che nei mesi invernali non avendo cibo, sostano sulle strade per mangiare il sale lasciato dagli automezzi per non far ghiacciare le strade.
Così, cartina alla mano, decidiamo di fare una camminata di 600 metri di dislivello, non èmolto, ma come inizio stagione
era un buon traguardo, la nostra meta doveva essere il “Bivacco Forcella Bocche” a quota 2.660 metri.
Arriviamo alla Malga Vallazza a quota 2.100 metri, ed entriamo per un caffè e facciamo due chiacchiere con la barista; come già accennato, nella primavera 2013 c’è stata una gran nevicata, la ragazza ci dice che c’è ancora molta neve sulle montagne circostanti ed un gruppo di escursionisti, qualche giorno fa, doveva arrivare al Bivacco da noi prescelto, ma per la troppa neve ha desistito.

Non ci intimoriamo ed iniziamo la camminata su sentiero CAI 631; il sentiero è ben segnalato, il sole è alto ma con l’arietta di montagna che c’è, ci dà un senso di fresco, il paesaggio è davvero unico, ogni cinque minuti ci fermiamo per fare fotografie.

Lago Iuribrutto sullo sfondo
Arriviamo ad una specie di bivio, quota 2.320 metri ed inizia ad esserci la neve, ma lo sapevamo, non ci demoralizziamo, cerchiamo di capire la direzione perché il sentiero è su roccia e non ci sono alberi. I segnali bianco-rossi che indicano la via sono coperti dalla neve, capiamo che dobbiamo scendere verso il Lago di JuriBrutto a quota 2.200 m. Con un po’ di fatica e perdendo parecchio tempo nella tabella di marcia arriviamo al Lago di Iuribrutto. Il paesaggio è immacolato, la neve è candida e illumina le montagne, siamo soli e c’è una pace totale.
 Ci fermiamo per sgranocchiare un po’ di cioccolata e controllare il percorso, la neve ci rallenta e non di poco, ma non demordiamo e ci rimettiamo in cammino su sentiero CAI 629 per la prossima tappa, il Bivacco Iuribrutto a quota 2.381m.
Bivacco Iuribrutto -2.381 metri
Ripartiamo e sotto un sole cocente  vediamo delle orme sulla neve, qualcuno è già passato, questo ci rassicura. Il sentiero è inizialmente in piano, poi inizia la salita e con la neve si fatica parecchio, ad un certo punto sentiamo uno strano rumore, sembra un urlo di un animale, ci fermiamo, ma non vediamo niente. Dopo un’altra oretta di camminata, seguendo pressappoco il sentiero, arriviamo al Passo di Iuribrutto, dove c’è il Bivacco e facciamo un’altra sosta di 10 minuti. Troviamo dei cartelli, la nostra meta è a 1.10 di cammino, sappiamo benissimo che i tempi scritti nei cartelli sono esatti (senza contare le soste), ma con la neve il tempo si raddoppia ed è quasi mezzogiorno.
Classici cartelli di montagna
Riprendiamo a camminare ed inizia il sentiero su roccia,  dobbiamo usare le mani per farci forza e continuare a salire,
certo, non stiamo arrampicando, ma il sentiero è tosto; la cosa positiva è che è ben segnalato, il percorso piega su uno stretto e ripido passaggio scivoloso perché bagnato dalla neve appena sciolta. E’ qui che risentiamo l’urlo di prima, ci fermiamo, aguzziamo la vista e vediamo una marmotta ! Trovarsi a circa 200 metri da un animale selvatico è un emozione non da poco, ma non appena tentiamo di tirar fuori la macchina fotografica dallo zaino, entra nella sua tana.
In lontananza, Cima Vezzana
Proseguiamo fino ad arrivare al cucuzzolo della montagna, la nostra meta, quota 2.555 metri; il luogo è pieno di trincee e
resti della Grande Guerra, il paesaggio da lì sopra è bellissimo, si ha una visuale a 360 °, si intravedono il Col Margherita, la Cima della Venegiota, la Cima della Vezzana ed il Cimon della Pala; facciamo qualche foto e ci accingiamo a tirar fuori i panini per pranzare quando ci viene un dubbio, ma siamo davvero arrivati ?
In lontananza, Col Margherita
Tiriamo fuori la cartina e controlliamo: non siamo arrivati, ci mancano ancora 100 metri di dislivello.

Siamo proprio sulla cresta, all’imbocco del sentiero che avremo dovuto prendere, solo e soltanto neve, almeno 30 cm. Siamo titubanti, sono le 13 e abbiamo già camminato tanto, ci sono le impronte di altri scarponi quindi qualcuno è passato da li, ma non sappiamo se continuare o no perché la neve ci arriva dal ginocchio, quindi è più faticoso camminare ma soprattutto ci rallenta di tanto.

Il “non arrivo”
Ci convinciamo a proseguire e ripartiamo su sentiero CAI 626, facciamo altri 20 minuti di camminata senza vedere cartelli o segnali; arriviamo ad un altura fino ad un altro cartello, “Bivacco Forcella Bocche”-20 minuti. Sono troppi, significa, con la neve, quasi 1 ora di camminata. Decidiamo di non proseguire, ci sediamo e mangiamo i panini. Dopo 10 minuti di sosta con l’amaro in bocca siamo sulla strada del ritorno.
Lago Iuribrutto- al ritorno
Il ritorno è stato molto più breve e strada facendo ci convinciamo che il rinunciare ad arrivare al Bivacco è stata la scelta migliore da fare.

 

 Ci accingiamo ad arrivare al Lago Iuribrutto quando Chiara vede una marmotta che di corsa entra in una tana, ci fermiamo e cerchiamo di capire dove è entrata, ma non vogliamo disturbare e proseguiamo fino ad arrivare al lago ed incontrare le prime persone di tutta la giornata. Il sole è stato alto in cielo tutto il giorno e la neve si è sciolta, il sentiero percorso all’andata, ora è molto ben segnalato semplicemente perché è visibile, ci sono solo dei rigoli d’acqua ed in
poco tempo arriviamo all’auto. Oggi abbiamo camminato 8 ore, il percorso è stato complicato e la neve ci ha rallentato.
Trovarsi da soli in mezzo ad un paesaggio così incontaminato, ci ha fatto dimenticare la faticaccia e soprattutto la bruciatura che ci siamo presi dato che ci eravamo dimenticati la crema solare a casa.
Cime delle bocche: abbiamo un conto in sospeso !!
La marmotta è un animale territoriale, simile ad un grande scoiattolo, vive in tana e va in letargo per tutto l’inverno, ha un fiuto molto sviluppato infatti, non appena sente il pericolo, si rizza sulle zampe posteriori, emette un urlo (allarme) cosicché tutto il gruppo si rifugi in tana.
Cartina Trekking_”Tabacco” nr. 022

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *